Gola del Bottaccione ed estinzione dei dinosauri

Negli anni ’70 il geologo Walter Alvarez stava prelevando campioni di calcare nella gola del Bottaccione, vicino Gubbio, per studiarne il paleomagnetismo e capire come si era formata la regione del Mediterraneo, quando si imbatté in un fenomeno curioso: sotto un certo limite, le rocce erano ricche di fossili di crostacei detti foraminiferi, al di sopra ne erano prive. Questo fatto era già noto, soprattutto grazie al lavoro della paleontologa Isabella Premoli Silva, e si sapeva che quel limite corrispndeva a un’estinzione di massa, avvenuta nello stesso periodo in cui scomparvero i dinosauri. Per Alvarez i due eventi erano collegati, e voleva scoprire come.

Tra i due strati di calcare, quello antico ricco di fossili e quello più recente che ne è privo, ne esiste un altro, spesso poco più di un centimetro, di argilla. Scoprire in quanto tempo si era formato avrebbe fatto capire ad Alvarez se l’estinzione fosse stata, geologicamente parlando, un evento improvviso o un processo lungo. Il problema era come misurare il tempo di deposito: quell’argilla non aveva niente di speciale, niente che potesse aiutare a risolvere l’enigma.

Allora Walter chiese aiuto a suo padre Luis, fisico premio Nobel che forse poteva suggerirgli qualche tecnica di analisi. Luis suggerì di misurare la concentrazione di iridio: l’iridio è molto raro nella crosta terrestre , però dallo spazio ne cadono sulla Terra piccole quantità a ritmo costante. Gli Alvarez ipotizzarono che, se avessero misurato nell’argilla una bassa concentrazione di iridio, avrebbe voluto dire che lo strato si era formato in fretta, viceversa, se la concentrazione fosse stata alta, lo strato si era formato in tempi lunghi.

Quello che trovarono cambiò per sempre la storia della scienza.

L’iridio c’era, ma in quantità così alte che avrebbe dovuto impiegare decine di milioni di anni per depositarsi, cosa incompatibile con i tempi di formazione del calcare sopra e sotto lo strato. Qualcosa doveva avercelo portato, e quel qualcosa poteva venire solo dallo spazio, attraverso l’impatto di un enorme oggetto che causò l’estinzione di massa in cui scomparvero i dinosauri.

Dopo quelle analisi, gli Alvarez prelevarono campioni in altre parti del mondo e in tutti c’era una quantità anomala di iridio; Nel 1980 Luis e Walter Álvarez, insieme ai colleghi di Berkeley Frank Asaro e Helen Michel, pubblicarono la loro tesi provocatoria su “Science.”

66 milioni di anni fa, un asteroide con un diametro di circa 10 km colpì la Terra a 108.000 km/h causando l’estinzione del 75% delle specie viventi, inclusi i dinosauri non uccelli.

Oggi ne siamo ragionevolmente sicuri perché alla fine degli anni ’90 abbiamo trovato il cratere, un buco largo 180 km seppellito sotto il golfo del Messico, ma nei due decenni precedenti sembrava solo un’idea un po’ folle partorita da due scienziati geniali: il geologo Walter Alvarez e il fisico Luis Alvarez, suo padre.

Tutto nacque in seguito a misure effettuate che uno Alvarez fece su uno straterello di argilla prelevato in una valle semisconosciuta del centro Italia: la gola del Bottaccione, vicino Gubbio.

E noi siamo andati lì a vedere.

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